ADDIO R404A?

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Come ben noto a tutti, la lotta contro l’effetto serra ha portato, nel corso degli ultimi anni, all’emanazione di diversi regolamenti internazionali che limitano o prevedono di limitare il GWP dei gas usati nei sistemi di refrigerazione. L’esempio a noi più vicino e che maggiormente ci interessa è sicuramente quello dell’Europa, la quale prevede una progressiva eliminazione dei gas refrigeranti attualmente utilizzati a partire da quelli con GWP(=Global Warming Potential) maggiore, ma sulla stessa scia si stanno muovendo anche Giappone e USA.


Conseguenza logica di questa politica è stato l’aumento dei prezzi dei refrigeranti attualmente sul mercato, fino ad arrivare alla cessazione della produzione (per ora solo annunciata) di alcune sostanze da parte dei produttori. Di qui la crescita della domanda di nuovi gas che siano sicuri per l’uso (quindi non infiammabili), efficienti dal punto di vista energetico, che consentano una conversione semplice ed economica e siano conformi ai vari regolamenti in vigore nel mondo (GWP contenuto). Una sfida non da poco per i produttori, che però, negli ultimi mesi, hanno immesso sul mercato diverse ed interessanti alternative. Una delle ultime in ordine di tempo è l’R407H, una miscela a base di HFO che si prefigge di sostituire l’R404A per quanto riguarda la refrigerazione commerciale e navale.


Il nuovo arrivato ha un GWP di 1495, il 62% inferiore rispetto al suo “predecessore”, e, rispetto a quest’ultimo, nei vari test effettuati dai produttori di apparecchi e dalle università, ha dimostrato di avere un coefficiente di prestazione (COP) equivalente, a bassa temperatura, e migliore, a temperatura media. Inoltre, avendo una pressione di esercizio simile, può essere considerato una valida alternativa per un retrofit economico con modifiche limitate.


Ma, com’era logico aspettarsi, il passaggio all’ R407H non comporta solo vantaggi.


Primo problema è il valore di glide, che passa da 0,4°C per l’R404A, a 4,6°C, andando a creare non poche difficoltà sia per quanto riguarda la progettazione, sia per quanto riguarda la successiva manutenzione delle macchine.


Un altro problema riguarda invece l’infiammabilità. Il nuovo gas refrigerante, infatti, è stato inserito nella Classe 1 nell'addendum della revisione dello standard ASHRAE 34. Questo significa, per coloro poco avvezzi a sigle e regolamenti, che la sostanza in questione dovrebbe essere considerata non infiammabile. Tuttavia la precisione ed il condizionale sono d’obbligo in quanto proprio l’addendum in questione è stato recentemente oggetto di contestazione da parte della sottocommissione sugli infiammabili della Project Committee PC 34 di ASHRAE, la quale ha rilevato che, utilizzando la procedura indicata nello standard, i risultati relativi all’infiammabilità dei gas non erano univoci. In poche parole non era possibile stabilire senza ombra di dubbio il comportamento del refrigerante. Di conseguenza, così come commentato da uno degli esperti del comitato: "E' come se si lanciasse in aria una moneta per come si son prodotte le variazioni su questo test, in quanto vi son le stesse chance che questa miscela sia infiammabile o meno". Una problematica non da poco per questo refrigerante.


Al di là infatti della questione legata alla sicurezza (gas leggermente infiammabili, a patto che vengano rispettate alcune condizioni ben note ad un frigorista qualificato e comunque note a molti esperti, non presentano rischi per le applicazioni "quotidiane"), il vero problema sono le regolamentazioni nazionali. Se un refrigerante non è di Classe 1 (A1), per esempio, non può essere usato nei luoghi pubblici in Italia, a causa dei nove decreti vigenti che non fanno distinzioni tra moderatamente infiammabile ed infiammabile.


La risoluzione della contestazione in tempi brevi sarà dunque fondamentale per decidere il futuro di questa miscela.


Ing. Alfero Daniele
Collaboratore Tecnico
Professional Team