IL PERICOLO MONOSSIDO DI CARBONIO

Pericolo CO1

 

Si è fatto attendere, ma alla fine, anche quest’anno, è arrivato l’inverno vero e proprio, con temperature che non ci fanno sognare di rifugiarci in casa, ristorati dal tepore del nostro impianto di riscaldamento. Impianto di riscaldamento che però, a volte, può dimostrarsi molto pericoloso. I motivi? Possono essere molti: fughe di gas e guasti al sistema elettrico sono i primi che vengono in mente, ma ve n’è un altro, spesso sottovalutato, ancora più pericoloso: il monossido di carbonio.


Questo gas è infatti altamente tossico, ma anche inodore, incolore, insapore e talmente insidioso da provocare ogni anno un totale di circa 400 vittime, di cui il 20% bambini sotto i 12 anni di età. Cifre importanti, che ne fanno una delle cause più frequenti di avvelenamento accidentale nei Paesi industrializzati. Ci pare quindi opportuno approfondire il tema, andando ad individuare da dove può scaturire questo pericolo e indicando come difendersi.


Prima di tutto, da dove può arrivare il monossido di carbonio? Le cause principali della diffusione negli ambienti di questo gas sono da rintracciare nella“cattiva” combustione di carburanti contenenti carbonio (legna prima di tutto, ma anche gasolio e metano): il CO si genera all’interno di impianti di riscaldamento difettosi, installati scorrettamente, o quando vengono utilizzati dispositivi impropri, come i bracieri, o camini mal funzionanti.


Altra questione fondamentale è la manutenzione degli apparecchi, sulla quale non bisogna lesinare: anche caldaie installate a regola d’arte possono diventare pericolose se non curate e lasciate a sé stesse. La prima regola per evitare problemi è quindi quella di controllare periodicamente i requisiti di sicurezza dei dispositivi, verificare la pulizia e il tiraggio dei camini, oltre a non otturare le prese d’aria in modo da garantire un adeguato apporto di ossigeno nei locali.


Osservare queste precauzioni rende praticamente nullo il rischio di avvelenamento, ma è comunque opportuno avere qualche informazione in più su questo nemico silenzioso. Tra queste la più importante è che il monossido di carbonio è difficilmente individuabile dai sensi umani ed i sintomi di avvelenamento sopraggiungono quindi totalmente inattesi. Questi sono inizialmente disturbi molto generici, come mal di testa, malessere diffuso, nausea, vomito, vertigini e possono ricordare i sintomi di una semplice forma influenzale. La possibilità di intossicazione da monossido di carbonio deve quindi essere presa in considerazione nel caso in cui questi segnali iniziali si presentino contemporaneamente in più persone che si trovano in una stanza scarsamente areata, in presenza di stufe, scaldabagni, bracieri e camini accesi.


Successivamente compaiono difficoltà di concentrazione e irritabilità, seguiti da confusione sino a perdita di conoscenza, convulsioni, coma e gravi alterazioni a livello cardiaco (aritmie, infarto cardiaco). In sintesi gli organi bersaglio sono il cervello ed il cuore. Questo perché il monossido di carbonio presenta un’affinità per l’emoglobina del nostro sangue 200-300 volte maggiore a quella dell’ossigeno. Ciò significa, in pratica, che i nostri globuli rossi preferiscono trasportare il primo piuttosto che il secondo e di conseguenza l’apporto di ossigeno al cervello, al cuore e a tutti gli altri organi risulta insufficiente.

 

Ma cosa bisogna fare se si riconoscono i sintomi?
La risposta è abbastanza ovvia, ma nei momenti critici è sempre meglio non dare nulla per scontato: bisogna subito spalancare finestre e porte per areare l’ambiente e poi recarsi in Pronto Soccorso, dove verranno somministrati ossigeno e gli altri trattamenti necessari al mantenimento delle funzioni vitali. Operazioni in apparenza semplici, ma che possono salvare la vita.

 

Ing. Alfero Daniele
Professional Team
Collaboratore tecnico