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La realizzazione dei sistemi di scarico delle acque in fogna o fossa biologica può apparire senza dubbio un operazione relativamente semplice, soprattutto se confrontata con l’installazione di impianti idrici, di riscaldamento o impianti a gas. Tuttavia anche in questo caso è buona norma seguire una serie di accortezze che garantiscano il buon funzionamento del sistema e che possono essere ritrovate all’interno della normativa tecnica di riferimento: la UNI EN 12056:2001.


Il documento appena menzionato descrive le buone pratiche per la realizzazione del sistema fognario, analizzando le varie architetture di quest’ultimo ed indicandone i requisiti fondamentali. Tra i vari capitoli presenti ve n’è anche uno dedicato alla ventilazione del sistema di scarico, il quale, seppur non fondamentale per il funzionamento dell’impianto, svolge un ruolo importantissimo, impedendo ai cattivi odori provenienti dalle tubazioni di “impestare” gli ambienti domestici, rendendoli a volte invivibili.


Ma cosa si intende in questo caso per ventilazione e come funziona il sistema?


Con questo termine si definisce l’installazione di canali che collegano le tubazioni di scarico all’ambiente (esterno dell’edificio) permettendo il passaggio di aria. Questo espediente si rende ncessario poiché, quando l’acqua defluisce (alla velocità di circa 10m/s) attraverso le tubazioni e verso la fogna o la fossa biologica, spinge avanti a sé l’aria presente nella colonna di scarico, creando a monte una depressione (vuoto) idrostatica ed a valle un aumento di pressione. Ecco quindi che si manifestano due fenomeni contrari, ma con conseguenze molto simili per gli utenti: il “sifonaggio per aspirazione” che si manifesta sui piani alti e il “sifonaggio per pressurizzazione” che si manifesta sui piani bassi.
Sia in un caso che nell’altro gli effetti finali sono i medesimi: lo svuotamento dei sifoni dei sanitari (in un verso o nell’altro) in particolare di quelli più deboli (ossia quelli più piccoli e posizionati più in basso tipo il bidet), il gorgogliamento dell’aria spinta attraverso i sifoni, l’ingresso nell’ambiente di cattivi odori, l’accompagnarsi di rumori nella colonna tipo cascata o gorgoglii vari.


Se invece la ventilazione è presente ed adeguatamente dimensionata, la depressione viene istantaneamente colmata da un risucchio d’aria proveniente dall’esterno, mentre eventuali sovrapressioni trovano sfogo senza passare dai sifoni degli apparecchi.


Analizzando l’architettura del sistema, la soluzione tipica e più semplice è quella di realizzare una “ventilazione primaria” prolungando la colonna di scarico sino all’esterno del tetto dell’edificio e trasformandola, di fatto, in un esalatore. Deve essere evidenziato che negli edifici alti e nelle reti di scarico molto lunghe, la sola esalazione risulta però insufficiente, in quanto non impedisce l’effetto pistone, ovvero il sifonaggio per pressurizzazione.
Per risolvere il problema si può utilizzare una “ventilazione secondaria” realizzando l’allaccio di tutti gli apparecchi sanitari con la colonna di ventilazione. Questo sistema è più complesso ed attuabile solo con colonna e apparecchi sulla stessa parete. Per questo spesso si prevede la realizzazione di una seconda colonna, detta di “ventilazione parallela”, collocata vicino alla colonna di scarico e collegata a questa ad ogni piano.


Ovviamente ogni soluzione deve essere valutata attentamente in base alle dimensioni dell’impianto, all’altezza dell’edificio ed ai costi che si è disposti a sostenere. Resta il fatto che la presenza di un sistema di ventilazione resta fondamentale per poter garantire l’assenza di riflussi, odorosi o liquidi, e la salubrità degli ambienti.

 

Ing. Alfero Daniele
Collaboratore tecnico
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